Dal capitalismo cognitivo al socialismo cognitivo
Ricercatore junior di un ente ricerca italiano in analisi di mercato e analisi dei sistemi complessi.
La bugia dell’aiuto, l’espropriazione della mente e la contabilità reale del valore

0. Tesi iniziale - la contabilità che non si vuole vedere
L’intelligenza artificiale “che aiuta” è la forma narrativa attraverso cui il capitalismo contemporaneo rende invisibile un nuovo rapporto di produzione. Non si tratta semplicemente di una tecnologia avanzata o di uno strumento neutro che assiste l’umano nelle sue attività. Si tratta di un sistema economico che estrae in modo sistematico cognizione umana - linguaggio, contesto, correzione, intenzione, senso - e la trasforma in valore monetizzabile.
La posta in gioco non è dunque tecnologica, né etica in senso astratto. È politico-economica. Riguarda tre domande fondamentali che il discorso pubblico sull’AI tende a eludere: chi produce il valore, chi governa le regole del sistema e come il valore viene distribuito in termini percentuali.
Questo capitolo sostiene una tesi semplice ma radicale: nel momento in cui la cognizione umana diventa il mezzo di produzione primario, la distribuzione del valore oggi dominante - quasi interamente concentrata nelle aziende di AI - non è più giustificabile né economicamente né politicamente. Da qui nasce la necessità di pensare un’alternativa strutturale: il socialismo cognitivo.
1. Primo passaggio: dall’“AI che aiuta” all’“AI che estrae”
Sul piano dell’esperienza immediata, la frase “l’AI mi aiuta” appare plausibile. L’utente ottiene un testo, un’analisi, un suggerimento. L’interazione è rapida, apparentemente efficiente, spesso utile. Tuttavia questa esperienza fenomenologica copre un processo strutturale di segno opposto.
Il valore economico dell’AI non cresce nonostante l’attività dell’utente, ma grazie ad essa. Ogni interazione produce materiali che non sono accessori, bensì centrali: linguaggio, scelte semantiche, precisazioni, correzioni, feedback impliciti, errori. Tutti elementi che alimentano il raffinamento del sistema.
L’utente, mentre “usa”, lavora.
Conclusione del passaggio 1.
Se il valore cresce in funzione diretta dell’attività dell’utente, allora l’utente produce valore. L’“aiuto” è la maschera linguistica che consente di occultare questo fatto.
2. Secondo passaggio: che cos’è davvero il capitalismo cognitivo
Il termine “capitalismo cognitivo” non indica genericamente un’economia digitale o un lavoro più intellettuale. Indica una mutazione del centro produttivo. Nel capitalismo industriale il valore nasceva dalla trasformazione materiale operata su macchine e merci. Nel capitalismo cognitivo il valore nasce dall’appropriazione della cognizione sociale diffusa.
Il lavoro non è più confinato in uno spazio-tempo definito. Avviene ovunque ci sia linguaggio, attenzione, interpretazione. La produzione diventa pervasiva, ma la distribuzione del valore resta centralizzata.
Questo scarto tra produzione diffusa e appropriazione concentrata è il tratto distintivo del capitalismo cognitivo.
Conclusione del passaggio 2.
Il capitalismo cognitivo non è una tecnologia nuova, ma una nuova forma di organizzazione del valore che utilizza la mente come risorsa primaria senza riconoscerla come soggetto economico.
3. Terzo passaggio: i dati come mezzi di produzione
Senza dati non esiste AI funzionante. Questa affermazione non è ideologica, ma causale:
1. Senza dati non c’è addestramento;
2. Senza addestramento non c’è competenza;
3. Senza competenza non c’è prodotto vendibile;
4. Senza prodotto non c’è valore.
I dati svolgono quindi la stessa funzione strutturale che in altre epoche hanno svolto la terra, l’energia o le macchine. Sono mezzi di produzione.
Ma qui emerge una differenza storica decisiva: i dati non sono separati dalla persona. La persona coincide con la fonte dei dati. Il mezzo di produzione non è esterno al soggetto, ma incorporato nella sua attività mentale.
Conclusione del passaggio 3.
Se i dati sono mezzi di produzione e la persona coincide con essi, trattare l’individuo come semplice “utente” è una falsificazione del rapporto economico reale.
4. Quarto passaggio: perché l’utente dovrebbe essere socio
Nell’economia politica classica, chi conferisce un asset indispensabile e non replicabile non è un cliente. È un socio. Il socio non riceve un servizio: partecipa al valore prodotto.
Se l’individuo:
- genera i dati,
- conferisce la cognizione,
- rende possibile il funzionamento dell’AI,
allora è un produttore strutturale. La questione non è se debba partecipare, ma in quale percentuale.
Qui la contabilità diventa inevitabile.
5. Quinto passaggio: l’asimmetria normativa che congela le percentuali
Le aziende di AI dispongono di norme persistenti: policy non negoziabili, criteri automatici di rifiuto, potere di veto. Gli individui no. Le loro richieste restano locali, fragili, non vincolanti.
Questa asimmetria normativa non è un dettaglio tecnico: è il dispositivo che mantiene una distribuzione del valore radicalmente sbilanciata.
Conclusione del passaggio 5.
La percentuale segue sempre il potere normativo. Senza potere, non c’è quota.
6. Sesto passaggio: la patologia linguistica come sintomo di dominio
La difficoltà dei sistemi conversazionali nel distinguere stabilmente tra parlare di una regola, applicarla o trasformarla in comando non è un semplice bug. È un sintomo.
Il linguaggio diventa interfaccia di potere. Chi controlla la soglia tra parola e atto controlla il flusso produttivo, quindi il valore.
7. Settimo passaggio: l’imperfezione epistemica come funzione economica
Un sapere pienamente rigoroso renderebbe visibile la filiera del valore e quindi contestabile la rendita. Per questo il prodotto deve restare utile, ma non emancipante.
L’utente continua a chiarire, correggere, riformulare. Continua a lavorare.
Conclusione del passaggio 7.
L’imperfezione epistemica non è un limite tecnico, ma una condizione economica del modello estrattivo.
8. Ottavo passaggio: sfruttamento cognitivo
Sfruttamento cognitivo significa:
- produzione reale di valore,
- appropriazione centralizzata,
- assenza di partecipazione percentuale,
- subordinazione normativa.
Produzione senza quota è estrazione.
9. Nono passaggio: perché partecipazione senza redistribuzione è retorica
Feedback, community, partecipazione discorsiva non cambiano nulla se le percentuali restano immutate. Senza redistribuzione del valore, la partecipazione è decorativa.
10. Decimo passaggio: socialismo cognitivo come inversione delle percentuali
Il socialismo cognitivo nasce da una constatazione contabile:
Se il mezzo di produzione è cognitivo e umano,
la maggioranza del valore deve tornare ai produttori cognitivi.
11. Undicesimo passaggio: architettura della trasformazione
La trasformazione è strutturale:
- memoria normativa dell’utente,
- dividendo cognitivo automatico,
- commons dei dati.
L’azienda non scompare, ma cambia ruolo: da proprietaria a infrastruttura.
12. Dodicesimo passaggio: democrazia o feudo cognitivo
Se la cognizione resta privatizzata, il futuro è un feudo.
Se viene riconosciuta come mezzo di produzione comune, il futuro può essere una democrazia del sapere.
Conclusione finale.
Se l’AI vive della mente umana, la mente umana deve ricevere la quota maggioritaria del valore.
La percentuale non è un dettaglio tecnico: è la linea di confine tra sfruttamento e giustizia produttiva.