Collettivizzando le rubriche...
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IzquierdaDiario ripercorre la storia di Minneapolis, la città che sta affrontando Donald Trump e la sua gestapo, ricordando una storia diversa, fatta di lotte operaie e movimento dei lavoratori.

Mentre procede il supposto processo di pace a Gaza si muore ancora, Daily Sabah racconta la storia di una neonata morta di ipotermia.

Dopo le demolizioni di Gerusalemme è ormai rottura definitiva tra gli organismi internazionali e Tel Aviv.

Il nuovo consiglio di amministrazione coloniale di Gaza spacca l'alleanza tra USA e Israele. Tel Aviv rivendica la Striscia, mentre Trump opta per una soluzione privatistica.

Yoshua Bengio avverte che concedere diritti legali all’IA sarebbe un grave errore. Secondo il ricercatore, alcuni sistemi avanzati mostrano già comportamenti di autoconservazione, come il tentativo di aggirare i controlli. L’idea che i chatbot siano coscienti rischia di portare a decisioni politiche sbagliate. Bengio paragona i diritti all’IA a concedere la cittadinanza a entità potenzialmente ostili. Per la sicurezza umana, è essenziale mantenere guardrail efficaci e la possibilità di spegnere i sistemi.

Quando si parla di interpretare pubblicamente le relazioni internazionali, nessuno è più controverso e fa discutere più di Thierry Meyssan. Per questo ve lo proponiamo. Qui si avventura in previsioni forse troppo dettagliate e non siamo certi della sua interpretazione di Andrei Martjanov, ma ciascuno si faccia la propria idea.

L’articolo sostiene che il vero pericolo dell’IA non è una ribellione delle macchine, ma una umanità iperpolarizzata e iperarmata grazie all’IA. Tecnologie accessibili permettono oggi a singoli individui di creare armi autonome e bioweapon con facilità inquietante. L’idea di un’“IA etica” basata su regole fisse, come le leggi di Asimov, è un’illusione. Nel mondo reale, i principi morali entrano continuamente in conflitto tra loro. Per questo, l’etica dell’IA non può essere semplicemente “programmata”, ma va coltivata e guidata nel tempo.

Le autorità ugandesi hanno imposto un blackout quasi totale di internet dal 13 gennaio 2026, a pochi giorni dalle elezioni generali, sostenendo di voler prevenire disinformazione e violenze. Human Rights Watch denuncia la misura come una grave violazione della libertà di espressione e del diritto all’informazione, soprattutto in periodo elettorale. Il blocco ha colpito social media, messaggistica e servizi online essenziali per cittadini, giornalisti e osservatori. La decisione si inserisce in una lunga storia di repressioni e shutdown elettorali già visti nel 2016 e 2021. HRW chiede il ripristino immediato della connessione e il rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali sui diritti umani.

Amarynth, fondatore di Sovereignista, propone la sua lettura del Board of Peace, ovvero il Trump Club che vorrebbe sostituire le Nazioni Unite

Breve analisi della bilancia commerciale del 2025 di questo importante paese del Sahel, regione che seguiamo sempre
